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Realtà virtuale

Il sogno che diventa realtà virtuale a 360°

Realtà virtuale: il futuro è arrivato? Ma soprattutto: che applicazioni può raggiungere nel marketing e nell’innovazione della comunicazione di un brand? Scopriamo insieme quali sono le novità hi-tech che si profilano all’orizzonte – e quali strumenti entreranno a far parte del mondo del business!

Già negli anni ’50 c’era stato un tentativo da parte del regista e creativo Morton Heiling, il quale – in un’epoca dove la maggior parte delle persone possedeva un televisore in bianco e nero – aveva iniziato a lavorare su Sensorama con il fine di costruire “il cinema nel futuro”. Di cosa stiamo parlando?

Di un un esperimento: una macchina fotografica 3D compresa di proiettore, con schermi stereoscopici, altoparlanti stereo e un sistema per riprodurre profumi, in modo da fornire sensibilità olfattiva. Heiling fu indubbiamente molto lungimirante, ma l’invenzione di una VR (Virtual Reality, realtà virtuale) non trovò grandi riscontri nel campo tecnologico… se non nel nostro millennio.

Un primo passo verso il “futuro” che Heiling aveva visto nella sua sfera di cristallo è stato fatto da Google Cardboard, il visore VR low cost di Google realizzato in cartone.

Ma cos’è di preciso un cardboard?

Potrebbe essere definito come un rustico binocolo di cartone con lenti di plastica biconvesse, un elastico all’altezza delle orecchie e due strisce di velcro autoadesive da utilizzare sullo slot dello smartphone: pensato per favorire lo sviluppo e lo sharing della VR, dal momento che il suo costo è davvero basso, l’economico e popolare cardboard ha riscosso grandissimo successo, tanto da attirare molte piattaforme – tra cui Sky. Quest’ultima, pochi giorni fa, ha annunciato l’uscita di Sky VR App, un’applicazione per smartphone compatibile con iOS e Android: per favorirne la diffusione, la stessa Sky regalerà migliaia di visori Google Cardboards a coloro che visiteranno lo Sky Backstage all’O2 Arena dal 20 ottobre.

Il secondo passo di Google verso la realtà virtuale è Daydream (disponibile per Android N), che offrirà l’opportunità di teletrasportarsi ovunque, vivendo un sogno lucido veicolato dal proprio smartphone e da un piccolo telecomando-sensore.

È pienamente integrato con l’ultima versione di Android, diventando una funzione di base del sistema operativo: con un semplice touch, infatti, è possibile attivare la modalità VR mode che coinvolgerà tutti i contenuti e le app attive.

In occasione del lancio della nuova della nuova piattaforma Daydream, Google ha presentato anche YouTube VR App, il software che – oltre alle classiche funzioni (ricerca vocale, playlist, cronologia ecc..) – fornirà contenuti in 3D ed esperienze a 360°: i video potranno essere guardati da qualsiasi angolazione senza il bisogno di un visore, ma semplicemente sfiorando o muovendo il telefono.

Una volta arrivati a questi risultati, la domanda che sorge è: vale davvero la pena scommettere su questa nuova tecnologia? I risultati soddisferanno i fruitori? E cosa ne pensano le aziende a riguardo?

È presto detto: moltissime aziende hanno già fiutato le potenzialità di queste tecnologie per rendere l’esperienza dei consumatori il più esaustiva e coinvolgente possibile, e moltissimi brand ne hanno usufruito nei modi più disparati. La casa automobilista svedese Volvo ha usato la realtà virtuale come strumento promozionale per lanciare la nuova XC90: indossando i cardboard potrete testare la macchina, guardarne gli interni e simulare un test drive rimanendo comodamente seduti sul divano!

La catena di alberghi Marriott mette invece a disposizione il visore Gear VR di Samsung – alleato di Google- per consentire ai suoi ospiti un’esperienza di viaggio virtuale. Il vice presidente di Marriott Hotels, Matthew Carroll, ha spiegato che i clienti “vogliono alloggiare in ambienti che siano più stimolanti: VRoom unisce storytelling e tecnologia, due aspetti importanti per i viaggiatori di nuova generazione”.

Come possiamo notare, l’avanzamento delle tecnologie informatiche permette di avvicinare sempre di più il mondo reale a quello digitale, minimizzando qualsiasi tipo di differenza: possiamo viaggiare – stando immobili – da un posto all’altro, possiamo trovarci in un igloo e in un istante fare snorkeling nella barriera corallina per poi essere spettatori ad una partita della NBA. È un’esperienza catartica, che coinvolge lo spettatore al punto da farlo sentire tutt’uno con l’azione… ma può essere anche un ottimo strumento di marketing (sicuramente tra i più seguiti nei prossimi anni), in grado di aumentare la partecipazione dei consumatori e raccontare le caratteristiche del proprio prodotto prima di acquistarlo.

Quali saranno le prossime tappe? Rimanete sintonizzati su LunaPost, ve lo racconteremo appena ci saranno sviluppi… e per qualsiasi informazione, non esitate a contattarci!